Alla scoperta del proprio potere

Dagli anni Settanta del secolo scorso – da Castaneda in poi – ci si è accorti che le vere radici della nostra visione del mondo  non sono solo nella cosidetta “realtà razionale”, ma soprattutto  nel mondo magico  delle nostre origini.

Lo sciamanesimo – ovvero  l’insieme delle pratiche ancestrali per entrare in relazione con la realtà spirituale ed energetica della natura  – si è rivelato un campo  di sperimentazione  fecondo quanto  l’esplorazione  delle vie di conoscenza orientali.

Nel mondo  sviluppato o meglio ricco  e tecnologico occidentale, ci siamo accorti di nuovo  che anche qui abbiamo radici nella Terra e che le avevamo dimenticate.

Che non c’è bisogno di andare sull’Himalaya  o sulle coste dell’Oceano Indiano  per trovare vecchi saggi capaci di illuminarci ma che è venuto il momento  di cercare in casa propria: nella vecchia Europa, dove purtroppo la storia ha bruciato  e nascosto le vecchie conoscenze

In questo occidente desacralizzato, dove tutto il sacro è stato via via incamerato da una Chiesa e meccanizzato, dove non usiamo quasi più i sensi fisici, né seguiamo le pulsioni naturali , soppiantati dalle macchine, abbiamo  dovuto andare “A scuola dallo stregone”, dagli indigeni, per riscoprire la “realtà non ordinaria”. O meglio per vedere noi stessi di nuovo  nello specchio dei popoli  nativi e scoprire che ci  eravamo separati dal mondo reale.

Oggi grazie alla scienza olistica sappiamo che  i nativi sono i popoli  più moderni del mondo. Quelle che chiamiamo culture “sciamaniche” sanno, ancora oggi,  che tutto è collegato in reti interconnesse di materia-energia.

Sanno da sempre che ogni cosa è Medicina  nel senso di “potere curativo”.

Sanno da sempre che  tutto ciò di cui abbiamo bisogno  è dentro di noi, nel nostro respiro, nel nostro corpo, nel battito del cuore,  in ogni filo d’erba e in ogni  alito di vento e in ogni atto con cui entriamo in comunicazione con l’esterno.

Ora lo stiamo riscoprendo; per noi occidentali è necessario  proprio come avvenne per Castaneda, passare dalla Trance (significa appunto passaggio) per cercare i frammenti di anima perduti. Anzi è proprio la Trance  l’anima stessa, se per anima si intende il fluido spirituale che anima il corpo.

Questa avventura dell’anima che ritrova se stessa nel mondo è un’opera di ecologia totale. Ci fa vedere i veri legami  fra le cose. Trasforma la nostra vita guarendoci dall’illusione della separatezza, ci fa uscire da un ordine fittizio e artificioso per entrare in quello che si potrebbe definire caos, ma è la realtà vera, quella in cui siamo davvero, quella del corpo e della sua saggezza, che scorre oltre le dighe dei nostri  pensieri.

Per ciascuno di noi rientrare in questo flusso  è appunto  la via più diretta per stare bene e ritrovare il contatto diretto, semplice, essenziale, magico con la natura e con noi stessi, che è la stessa cosa espressa con altre parole.

Ma noi che viviamo in città, che abbiamo delle idee sul mondo, che  pensiamo “ho un corpo” invece di “sentirci” corpo, noi abbiamo bisogno di tecniche per disfarci di queste gabbie mentali e fisiche.

Sono tecniche paradossali: il Non-fare, il “Fermare il mondo” di Castaneda ne è la capostipite.

Dal non fare scaturisce il vedere, vedere non con  gli occhi fisici ma con altri organi, quelli dell’intero  corpo bio psico spirituale che va ben oltre l’aggregato  fisico rilevabile dai sensi.

E’ essere liberi, fluidi, imprevedibili  come insegnava Don Juan  all’antropologo aspirante  stregone

E’ tempo di uscire dagli  schemi prefissati e riportare in vita le antiche pratiche in forme adatte al nostro stile di vita, per farci incontrare quello che siamo già, quello che sappiamo già

Le pratiche sacre e terapeutiche degli sciamani  possono essere vissute in forma nuova anche nella nostra società  attuale, che ha le stesse esigenze di fondo perché la natura essenziale dell’essere umano è sempre la stessa.

Un’esperienza basilare è quella del contatto  profondo con la natura e la sua forza salutare.

Qualsiasi  terapia troppo  spesso si rivela parziale e fallace se non investe l’intero ambito  dell’esistenza umana, comprese le dimensioni spirituali  e le relazioni con la natura.

L’altra esigenza è quella di ritrovare il proprio centro  e di ricreare il cerchio della comunità con la ritualità e la celebrazione.

Non c’è cerchio  senza centro  e viceversa

Questa è la dimensione sacra: avere coscienza del fatto che  siamo parte di un Tutto unico più vasto dell’ego che ci serve ma nel  quale rischiamo di finire incapsulati.

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